La speranza di ottenere una boccata d’ossigeno finanziaria si è infranta contro un dettaglio tecnico: un’ora di lavoro settimanale in più dei dipendenti part time. È questo il paradosso che ha portato all’esclusione del Comune di Rosolini dal fondo regionale destinato ai municipi in dissesto finanziario. Una misura da 1,5 milioni di euro, prevista dall’articolo 56 della Legge Regionale n. 1 del 5 gennaio 2026, pensata per sostenere gli enti in maggiore difficoltà economica.
Il Dipartimento Regionale delle 𝗔𝘂𝘁𝗼𝗻𝗼𝗺𝗶𝗲 𝗟𝗼𝗰𝗮𝗹𝗶 𝗵𝗮 𝘂𝗳𝗳𝗶𝗰𝗶𝗮𝗹𝗶𝘇𝘇𝗮𝘁𝗼 𝗹’𝗮𝗿𝗰𝗵𝗶𝘃𝗶𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗶𝘀𝘁𝗮𝗻𝘇𝗮 𝗶𝗹 𝟮𝟴 𝗺𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼 𝟮𝟬𝟮𝟲, chiudendo la porta a un contributo che avrebbe potuto garantire servizi essenziali e copertura delle spese del personale.
La motivazione? 𝗜𝗹 𝗖𝗼𝗺𝘂𝗻𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗶𝗲𝗱𝗲 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗽𝗮𝗿𝘁-𝘁𝗶𝗺𝗲 𝗮 𝟮𝟰 𝗼𝗿𝗲 𝘀𝗲𝘁𝘁𝗶𝗺𝗮𝗻𝗮𝗹𝗶 𝗶𝗻 𝗺𝗶𝘀𝘂𝗿𝗮 𝘀𝘂𝗽𝗲𝗿𝗶𝗼𝗿𝗲 𝗮𝗹 𝟱𝟬% 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗱𝗼𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗼𝗿𝗴𝗮𝗻𝗶𝗰𝗮, 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗿𝗶𝗰𝗵𝗶𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗱𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗻𝗼𝗿𝗺𝗮. A Rosolini, infatti, gli oltre 80 dipendenti part-time lavorano 𝟮𝟱 𝗼𝗿𝗲, non 24.
Il fondo regionale era destinato ai comuni tra i 15.000 e i 25.000 abitanti in stato di dissesto. Rosolini rientrava perfettamente nel perimetro demografico e finanziario: il dissesto è certificato dal Ministero dell’Interno, sebbene l’ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato sia ancora in istruttoria.
A non rientrare, invece, è stato il profilo del personale e così il dirigente regionale Vito Vanella, dopo l’istruttoria, ha certificato che la dotazione organica non rispetta il parametro richiesto. Da qui, l’archiviazione definitiva.
𝗜𝗹 𝘀𝗶𝗻𝗱𝗮𝗰𝗼 𝗚𝗶𝗼𝘃𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗦𝗽𝗮𝗱𝗼𝗹𝗮 non nasconde l’amarezza e parla di “paradosso burocratico” e di una norma che “invece di premiare gli enti che hanno migliorato le condizioni dei lavoratori, li penalizza”.
Secondo il primo cittadino, la legge avrebbe dovuto prevedere una fascia più ampia, ad esempio “da 24 ore in su” o comunque “inferiore alle 36 ore”, evitando un limite rigido che non tiene conto delle diverse realtà amministrative.
“La volontà dell’amministrazione è stata quella di dare più dignità ai lavoratori portandoli a 25 ore. Questa scelta si è ritorta contro l’ente. È assurdo che un’ora in più diventi un motivo di esclusione”.
Il sindaco sottolinea inoltre che i dipendenti part-time rappresentano oltre il 50% della forza lavoro del Comune, in un contesto già segnato da pensionamenti, carenze di organico e difficoltà nel garantire i servizi essenziali.
Secondo le informazioni circolate negli ambienti regionali, soltanto tre comuni avrebbero superato il filtro dei requisiti: Ispica, Scordia e Palagonia. Tutti accomunati da un elemento: personale part-time esattamente a 24 ore.
Una soglia che, nel caso di Rosolini, si è trasformata in una linea invalicabile.
Il sindaco Giovanni Spadola per fa una promessa: “𝙚𝙣𝙩𝙧𝙤 𝙛𝙞𝙣𝙚 𝙜𝙞𝙪𝙜𝙣𝙤 𝙦𝙪𝙚𝙨𝙩𝙖 𝙖𝙣𝙤𝙢𝙖𝙡𝙞𝙖 𝙨𝙖𝙧𝙖̀ 𝙨𝙞𝙨𝙩𝙚𝙢𝙖𝙩𝙖. Siamo fiduciosi, assieme al deputato Riccardo Gennuso, che venga approvata un intervento correttivo con un emendamento che allarghi la platea dei beneficiari anche ai Comuni con personale part time a 2 ore. I soldi ci sono. Voglio assicurare tutti i dipendenti del Comune di Rosolini: non sono stati mai lasciati soli e non saranno lasciati soli neanche adesso. Quello che i lavoratori hanno visto con questa amministrazione non l’hanno visto mai. Piano piano arriveremo a tutti gli obiettivi e a tutti i progetti”.
La promessa è chiara: la battaglia non è chiusa. Si attende un intervento legislativo che possa correggere quella che viene definita una “anomalia” normativa.
Se l’emendamento promesso arriverà davvero entro giugno, Rosolini potrebbe rientrare in gioco.
In caso contrario, quell’ora in più resterà il simbolo di un’occasione perduta.