Il mancato dialogo tra Anac, Procure e Prefetture: un “vuoto di raccordo e di inter-scambio”

Il mancato dialogo tra Anac, Procure e Prefetture: un “vuoto di raccordo e di inter-scambio”

Riceviamo e pubblichiamo una importante riflessione a firma degli amministratori giudiziari antimafia (INAG – Roma) Sandro Cavaliere e Carmelo Blancato sull’interlocuzione e la delicatezza dei rapporti tra Anac, Procure e Prefetture. 

Il decreto legge n. 90/2014 convertito in legge n. 114/2014, sopprimendo l’AVCP e trasferendo le competenze in materia di vigilanza dei contratti pubblici all’Autorità Nazionale Anticorruzione, ha ridisegnato la missione istituzionale dell’ANAC.
Questa può essere individuata nella prevenzione della corruzione nell’ambito delle amministrazioni pubbliche, nelle società partecipate e controllate anche mediante l’attuazione della trasparenza in tutti gli aspetti gestionali, nonché mediante l’attività di vigilanza nell’ambito dei contratti pubblici, degli incarichi e comunque in ogni settore della pubblica amministrazione che potenzialmente possa sviluppare fenomeni corruttivi, evitando nel contempo di aggravare i procedimenti con ricadute negative sui cittadini e sulle imprese, orientando i comportamenti e le attività degli impiegati pubblici, con interventi in sede consultiva e di regolazione, nonché mediante attività conoscitiva.

La chiave dell’attività della nuova ANAC, nella visione attualmente espressa è quella di vigilare per prevenire la corruzione creando una rete di collaborazione nell’ambito delle amministrazioni pubbliche e al contempo aumentare l’efficienza nell’utilizzo delle risorse, riducendo i controlli formali, che comportano tra l’altro appesantimenti procedurali e di fatto aumentano i costi della pubblica amministrazione senza creare valore per i cittadini e per le imprese.

I servizi sono suddivisi in due gruppi, quelli relativi ai contratti pubblici e quelli in materia di anticorruzione e trasparenza.
I servizi del settore contratti pubblici consentono ai cittadini ed agli operatori del mercato degli appalti pubblici – stazioni appaltanti, pubbliche amministrazioni, società organismi di attestazione (SOA) ed operatori economici – di acquisire o trasmettere informazioni sul settore.
Quelli in materia di anticorruzione e trasparenza forniscono indicazioni sulle modalità operative per lo svolgimento delle corrispondenti attività istituzionali.

Il Legislatore nella rimodulazione del Codice Antimafia, post riforma della Legge 161/17 ( Commissione Fiandaca) , nel redigere l’art. 34 bis , non ha fatto alcun cenno alla esistenza dell’Anac .

Questo “Vuoto di raccordo e di inter-scambio” fra i vari Organi dello Stato (Anac – Procure e Prefetture) crea una disarmonia nell’obiettivo unico rivolto alla ricerca del “malaffare” e della prevenzione della corruzione , ovvero in una logica di “Bassanini” nell’evitare la duplicazione degli archivi di fonti e documenti già in possesso della Pubblica amministrazione.

Pertanto, se è pur vero, che le Procure non possano essere inquadrate in una logica di “Pura P.A.” , costituendo di per sé un’altra parte del bilanciamento fra i “Poteri dello Stato” , appare allo scrivente che i tempi siano maturi, affinchè si attui una “logica chiara ed esplicita” dello scambio di informazioni, pur mantenendo il principio della “Riservatezza delle indagini”, senza contare che oramai con sempre maggior frequenza si assiste a problematiche interferenze tra le varie misure giurisdizionali ed amministrative di contrasto alla criminalità organizzata e di bonifica delle infiltrazioni mafiose nelle imprese (artt. 34 e 34 bis CAM ed art. 32 d.l. 90/2014 – L. 114/2014) senza che vi sia un quadro normativo unitario che regolamenti in modo specifico le esigenze e gli obiettivi degli uni e degli altri e soprattutto ponga il sistema attuale al riparo da prevedibili strumentalizzazioni degli istituti c.d. riabilitativi.

Come questo possa realizzarsi, potrà essere oggetto di studio, in un ipotetico “progetto interministeriale” fra i vari Ministeri (Giustizia- Interni – Rapporti con il Parlamento).

Si invitano i migliori giuristi del campo a volere intervenire su tali argomentazioni, ponendo in essere critiche, osservazioni e suggerimenti .

SANDRO CAVALIERE – Direttore generale Inag ( Roma)  e CARMELO BLANCATO (Associato Inag Sicilia) – amministratori giudiziari antimafia 

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