La costa di San Lorenzo è uno di quei luoghi che, quando li guardi, ti fanno pensare che la Sicilia sia stata disegnata con un pennello divino: mare turchese, sabbia chiara, luce che sembra uscita da una cartolina. Eppure, basta restare qualche giorno per scoprire che questa bellezza mozzafiato convive con un’altra realtà: un territorio che non funziona, dove i servizi essenziali si dissolvono come fossero miraggi.
A raccontarlo è Davide Covato, titolare del chiosco balneare Oltre Mare, un piccolo presidio di accoglienza nella “terza strada” di contrada San Lorenzo. Dopo tredici anni in Germania, Davide è tornato con la sua compagna Tania per investire nella sua terra. Ma il sogno si è trasformato presto in una lotta quotidiana contro ciò che lui definisce senza mezzi termini: “una macchina burocratica e infrastrutturale sotto lo zero”.
La stagione estiva, quella che dovrebbe essere il motore dell’economia locale, è stata segnata da blackout continui: “quattro giorni consecutivi senza luce -dice Covato-. E quando salta la luce, salta tutto: i motori delle cisterne si fermano, l’acqua non arriva, i turisti non possono nemmeno lavarsi dopo una giornata di mare. Le tasse qui sono superiori a quelle di Germania e Svizzera messe insieme, ma i servizi sono pari a zero”.
Un’affermazione che non è una provocazione, ma la fotografia di un territorio che sembra chiedere tanto e dare pochissimo.
La mobilità è un altro tasto dolente. Chi arriva a San Lorenzo senza un’auto propria è praticamente sequestrato. Non esistono collegamenti efficienti verso i centri limitrofi come Noto, Pachino o Marzamemi. “Se un turista vuole andare a fare la spesa e non ha la patente, deve andare a piedi o in bicicletta. Non esistono mezzi pubblici o navette”, spiega Covato, che sta addirittura pensando di investire personalmente in navette private per sopperire alle mancanze del pubblico.
A questo si aggiunge il pericolo delle strade. Carreggiate strette, invase dalle erbacce e costellate di buche, prive di illuminazione pubblica. Covato racconta con amarezza di aver visto famiglie con passeggini camminare nel buio più totale, rischiando di essere travolte dalle auto. E fa anche una proposta: quella di donare dieci faretti solari al comune per illuminare i tratti più pericolosi, una proposta che al momento non ha trovato riscontro.
Anche la sicurezza sanitaria è carente. “In un episodio emblematico, una madre ha cercato assistenza per il figlio punto da una medusa, ma la guardia medica locale non ha risposto alle chiamate in quanto risulta operativa solo dopo le 20:00. Bisogna sentirsi male solo dopo le otto di sera?”, chiede provocatoriamente il titolare del chiosco.
Infine, c’è la burocrazia, definita “troppa” e spesso irrazionale. Covato cita l’esempio di un grosso masso posizionato dalla Capitaneria per chiudere un accesso al demanio proprio nella terza strada. Per poter far passare il camion che pulisce i bagni chimici del suo chiosco -un servizio che offre gratuitamente alla collettività- l’imprenditore è stato costretto a soluzioni creative e costose per evitare denunce, nonostante stesse agendo per il bene pubblico.
Nonostante la stagione di “Oltre Mare” stia andando bene dal punto di vista commerciale e l’affetto dei turisti sia palpabile, Davide Covato vive un profondo conflitto interiore. “Dopo questa breve esperienza, sto sinceramente pensando di tornare in Germania”, confessa. Tuttavia, resta in lui una fiammella di speranza: “Se resto, voglio combattere per il mio territorio, ma mi accrogo che la gente sembra non lamentarsi più, sembra lobotizzata. Ho sempre lavorato nel campo della ristorazione”.
Il suo appello alle istituzioni, in particolare al Sindaco di Noto, è chiaro: “San Lorenzo non ha bisogno di slogan, né di promesse da campagna elettorale. Ha bisogno di risposte, di presenza, di scelte coraggiose. Perché un territorio così bello non può continuare a sopravvivere grazie alla buona volontà di pochi imprenditori lasciati soli, né può essere raccontato come un paradiso mentre chi ci lavora combatte ogni giorno contro il buio, le buche, il silenzio delle istituzioni. San Lorenzo può essere un’eccellenza internazionale. Ma finché resterà senza luce, senza acqua, senza strade sicure, senza servizi, sarà solo una promessa mancata. Se ci fosse un posto come questo in Germania sarebbe la perla dell’Europa dal punto di viste dei servizi efficienti”.
Davide Covato non chiede privilegi: chiede normalità. Perché la verità è semplice e tagliente: non basta avere un mare da cartolina, se poi tutto il resto è un naufragio.
E le promesse, quando non vengono mantenute, prima o poi si svuotano. O peggio: se ne vanno.











