Il movimento civico “Mente e Cuore di Rosolini” ha inviato una lettera formale, indirizzata al Prefetto di Siracusa Chiara Armenia e trasmessa per conoscenza a numerose autorità regionali e locali, per discutere l’ipotesi di individuare una struttura destinata alla prima accoglienza sul territorio comunale.
La posizione espressa non muove da un rifiuto ideologico o da pregiudizi, ma da un’analisi pragmatica delle risorse locali. Il movimento dichiara apertamente che Rosolini non vuole sottrarsi al dovere dell’accoglienza, ma si interroga se la città possieda oggi le condizioni necessarie per ospitare un centro di prima accoglienza, giungendo a una risposta negativa.
A supporto di questa tesi vengono evidenziate gravi carenze strutturali e di sicurezza: il comune dispone infatti di una sola Stazione dei Carabinieri e di un corpo di Polizia Municipale con organico ridotto e già ampiamente impegnato nelle attività quotidiane. Inoltre, sul territorio mancano presidi di sicurezza fondamentali quali un Commissariato di Pubblica Sicurezza o un reparto della Guardia di Finanza.
Dal punto di vista sanitario, l’assenza totale di un ospedale o di un presidio di vero Pronto Soccorso viene considerata un limite insormontabile. Il movimento fa notare che “un centro di prima accoglienza finisce spesso per ospitare soggetti fragili come bambini, anziani o persone bisognose di cure mediche. La notevole distanza dai presidi sanitari costringerebbe quindi a continui trasferimenti d’urgenza, gravando ulteriormente sul personale e sui mezzi locali. Aggiungere questo carico organizzativo a una rete di servizi sociali già sotto forte pressione non sarebbe equo per la cittadinanza e rischierebbe di compromettere la dignità stessa dell’accoglienza offerta ai migranti”.
Per superare la logica dell’emergenza, “Mente e Cuore” avanza una proposta costruttiva: avviare una valutazione comparativa e oggettiva tra Rosolini e i territori limitrofi quali Pachino, Avola, Noto, Siracusa, Scicli, Ragusa e Modica. Secondo il movimento, la scelta del luogo idoneo “non deve dipendere semplicemente dalla disponibilità di un immobile vuoto, ma dall’applicazione di otto parametri oggettivi ben precisi: presenza e consistenza numerica delle Forze dell’Ordine; dotazione e organico della Polizia Municipale; presenza di Ospedali e Pronto Soccorso sul territorio, distanza stradale dai principali presidi sanitari di riferimento, efficienza e disponibilità dei servizi sociali locali, reale capacità ricettiva e organizzativa del comune, condizioni della viabilità e dei collegamenti infrastrutturali, impatto complessivo sui servizi socio-sanitari della comunità ospitante.
Il documento si conclude con un forte appello alla responsabilità delle istituzioni prefettizie e regionali, ribadendo che l’accoglienza non può essere improvvisata ma deve fondarsi su criteri di sicurezza, salute e dignità. Come sottolineato dal movimento nella firma del comunicato: “Accogliere bene è un dovere. Scegliere bene dove accogliere è una responsabilità”.













