
Acqua Salata, al via il processo di appello, gli avvocati di Gennuso chiedono una nuova perizia
Il processo d’appello iniziato il 27 marzo scorso relativo alla presunta adulterazione delle acque nel consorzio Granelli, che ha visto in primo grado la condanna dell’ex deputato regionale Giuseppe “Pippo” Gennuso a 5 anni e 6 mesi di reclusione e di Walter Pennavaria a 4 anni e 6 mesi, si arricchisce di un nuovo capitolo. Gli avvocati di Gennuso, Maria Donata Licata e Pietro Nicola Granata, hanno infatti richiesto alla Corte d’Appello la rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale, focalizzandosi sulla necessità di verificare attraverso una perizia l’effettivo collegamento tra la rete idrica del consorzio e la tubatura annessa al pozzo sito in contrada Chiappa, nel territorio di Pachino.
La vicenda trae origine nel 2009, quando i residenti delle contrade marinare di Pachino accolsero con favore la costituzione del Consorzio Granelli, con l’obiettivo di connettere le proprie abitazioni alla rete idrica del Comune di Ispica. Prima di allora, l’approvvigionamento idrico avveniva tramite autocisterne. La realizzazione della nuova rete, promossa da Pippo Gennuso in qualità di deputato regionale, servì oltre 600 utenze. Inizialmente, la qualità dell’acqua fu giudicata ottima, ma nel triennio 2013-2015 si verificò un drastico peggioramento, con l’acqua che divenne “salata”. Dalle analisi dei campioni d’acqua risultava la presenza di escherichia coli, enterococchi e streptococchi (indicatori di contaminazione fecale), nonché sodio, nitrati e cloruri in quantità molto superiore ai minimi stabiliti.
Nel corso degli anni si susseguirono anche cambiamenti nella gestione del servizio idrico. Alla fine del 2013, la gestione passò dal Consorzio Granelli, presieduto da Walter Pennavaria, a Gestione Granelli Acquedotto. In quest’ultima, Pennavaria non figurava ufficialmente, ma secondo quanto emerso, manteneva un ruolo di fatto così come Pippo Gennuso. L’amministratore di Gestione Granelli Acquedotto risultava essere l’attuale deputato regionale Riccardo Gennuso.
Già durante il processo di primo grado, il consulente tecnico nominato da Gennuso e Pennavaria, l’ingegner Riccardo Messina, aveva depositato una relazione in cui si sottolineava l’inesistenza di un collegamento diretto tra la rete idraulica e il pozzo di contrada Chiappa, ad eccezione di una diramazione a “V” destinata a servire altre zone. Come ulteriore accertamento, era stata proposta l’immissione di un “colorante rosso” nel pozzo di contrada Chiappa per verificare, tramite l’apertura dei rubinetti degli utenti, l’eventuale presenza del tracciante. Tale verifica non poté essere effettuata poiché il pozzo di contrada Chiappa e tutti gli impianti erano stati posti già sotto sequestro.
La sentenza di primo grado, tuttavia, non sembra lasciare spazio a dubbi sull’esistenza di una rete idrica secondaria collegata all’acquedotto del Comune di Ispica. Questa tesi sarebbe stata confermata da numerose testimonianze, tra cui quelle di due tecnici del Comune di Ispica, del tecnico incaricato della realizzazione di un impianto di depurazione (mai entrato in funzione), e dal consulente nominato dal Pubblico Ministero, l’ingegner Di Guardo e Domenico Sole Greco, autore della relazione tecnica idraulica. A seguito di un sopralluogo, questi ultimi avrebbero accertato che la conduttura proveniente dal pozzo di contrada Chiappa si congiungeva con un innesto a “T” alla conduttura proveniente dal Comune di Ispica. Il progetto di realizzazione dell’acquedotto proveniente da Ispica non prevedeva alcuna biforcazione, contrariamente a quanto sostenuto dal consulente di Gennuso e Pennavaria.
Un ulteriore elemento probatorio citato nella sentenza di primo grado è rappresentato da numerose intercettazioni telefoniche, alcune delle quali intercorse tra Gennuso e Pennavaria durante i controlli degli operatori del Nictas (Nucleo Investigativo Centrale Tutela e Sicurezza Agroalimentare). Da queste conversazioni emergono preoccupazioni in merito ai controlli e alle richieste di documentazione da parte degli inquirenti.
In una conversazione, Gennuso suggerisce di mostrare il contratto con il Comune di Ispica e di indicare che, in caso di carenza idrica, si attingeva da tale fonte, minimizzando l’esistenza di problematiche. “Noi abbiamo due fonti, una qui al depuratore… …e abbiamo poi l’altra situazione della fornitura del Comune di Ispica, per acqua potabile. Noi forniamo acqua per uso domestico, chiuso! Scrivete quello che volete. Li puoi trattare anche con i piedi” dice Gennuso a Pennavaria nella conversazione telefonica durante il sopralluogo del Nictas.
Gli avvocati della difesa ora puntano a smontare la ricostruzione accusatoria attraverso una nuova perizia. Il processo di appello è stato rinviato al 25 settembre 2025. Le parti civili sono rappresentate dagli avvocati Sandra Dell’Ali e Giovanni Giuca.